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Di Eugenio (Alosi
IW9BCW e Martinetti IT9VKY)
È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante
(da IL PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupery)
L'ultima batosta subita dal vento (vedi "te lo do io il contest"
di RR 6/2001) ci aveva portato alla ritirata strategica nel garage
attrezzato a mo' di officina a casa di Eugenio VKY per riparare i
danni alle antenne. Uno spiegamento di forze colossale era così
impiegato: Eugenio BCW teneva fermo il boom, Eugenio VKY faceva i
buchi, Giovanni BDV prendeva le misure, Dario GIE censiva i pezzi
da risistemare, Giovanni GAC portava i caffè dal bar, Franco FY
tentava di raddrizzare qualche elemento reduce dal contest di
marzo e intratteneva i bambini.
E le antenne, dopo alcune domeniche spese così, erano pronte per i
nuovi contest.
L'esigenza fondamentale era però quella di realizzare un sistema
più versatile per le prossime (eventuali e possibili) ritirate
strategiche. Alle nostre latitudini, quando si parte per un
contest, si sceglie un sito di montagna, ben esposto verso Nord,
possibilmente aperto e, conseguentemente, ventilato: occorre un
sistema capace di ridurre l'esposizione al vento in brevissimo
tempo nel caso in cui le condizioni meteo peggiorino. Nessun
dubbio: occorreva rendere mobili le antenne sul mast.
La congiunzione di due Eugeni (VKY sempre a caccia di
ipersoluzioni e BCW maniaco delle semplificazioni estreme) ha
generato, nonostante tutto, un progetto interessante.
Si era partiti dalla classica idea dei carrelli con rulli
destinati a scorrere su un palo a sezione quadra (come in figura).
Di questa idea, bella e impossibile, a forza di liti ed urla, è
rimasto solo il palo quadrato e la dicitura carrelli. Le
limitatissime risorse di tempo a nostra disposizione ci hanno
portato ad impiegare dei semplici tubolari a sezione quadrata che,
un millimetro più grandi del palo, potevano scorrere su di esso
lasciando un gioco, tutto sommato, irrilevante.
In dettaglio. Il palo è un tubolare in ferro di 45 x 45 mm esterni
e 2 mm di spessore. Tre spezzoni di tubo da 50 x 50 (che diventano
46 x 46 all'interno) a forza di olio, lima, flex, martello…
scorrono senza problemi per tutti gli otto metri del palo.
Ed il conto è presto fatto: un errore di 1mm su di una lunghezza
di 45 porta ad un angolo di errore di poco superiore al grado. Non
chiedeteci perché: quando a scuola spiegavano la trigonometria,
noi eravamo a letto col morbillo. La buona notizia è che un gioco
del genere rientra nei lobi di radiazione delle antenne e ci
lascia serenamente abbandonare l'idea dei rulli.
La parte fondamentale del sistema è affidata ad un verricello.
Questo glorioso componente del Radio Gruppo Etna ha partecipato a
tutti i nostri contest facendo sempre il suo dovere senza colpo
ferire. A lui vanno le lodi per i nostri progressi.
A parte questo doveroso riconoscimento, al verricello viene
affidato il delicato compito di issare i carrelli sui quali
vengono agganciate le antenne.
In pratica:
- il palo (passato dai canonici 6 metri a 8 mediante l'inserimento
di una prolunga) viene eretto con i tre carrelli vuoti alla base.
In cima al palo stanno una carrucola dalla quale passa la fune di
acciaio che traina i carrelli, e tre corde in nylon che (ancorate
a distanza a 120° tra loro) servono a reggere temporaneamente il
sistema;
- sui tre carrelli vengono via via montate le antenne e tirate su
con il verricello come una specie di alzabandiera;
- dal carrello centrale viene sorretta una "girella"; un anello di
ferro libero di ruotare attorno al palo, dal quale partono le tre
funi per la controventatura definitiva;
- quando tutte e tre le antenne sono nella giusta posizione, una
"spinetta" a molla scatta inesorabilmente nell'apposito foro e
blocca sia i carrelli verso la discesa, in caso di rottura della
fune di acciaio che li ha issati che la prolunga del palo;
- le tre funi della "girella" vengono così legate ai tre punti
fissi da dove vengono allentate le tre iniziali.
In qualunque momento di pericolo è possibile eseguire in poco
tempo il processo inverso: fissare nuovamente le tre funi
superiori, far scattare la spinetta e rimandare giù col verricello
le antenne alla base del palo.
Ma il verricello svolge un ruolo fondamentale anche prima di
questa sequenza. Il palo stesso ha un peso ragguardevole e
metterlo in piedi a mano sarebbe impossibile anche per i migliori
equilibristi del circo. Allora, la stessa fune di acciaio
destinata alla trazione dei carrelli, viene impiegata per far da
traino sfruttando la leva di un "falcone" di 3 metri che, reso
verticale e solidale col terreno a forza di funi, triangola a
nostro favore per almeno 60°. L'ultima parte della issata viene
fatta con le tre funi in cima precedentemente dette. In buona
sostanza, tre persone ben nutrite riescono a mettere su, in poco
più di un ora, il gruppo antenne.
Il tutto si è rivelato molto funzionale ed è stato provato nel
contest di luglio nonostante alcune importanti assenze nel team.
Ed è il tempo che abbiamo perduto per costruire questo sistema,
che lo rende, per noi, così importante. La soddisfazione di
piazzarsi al top della classifica di un contest, a questo punto,
passa in secondo piano rispetto a quella che si può provare nel
veder andare a frutto il laborioso impegno svolto nei mesi
passati.
Una cosa non riusciamo a spiegarci: perché, se esistono cose da
fare così divertenti… la gente passa le notti a configurare il
modem su Linux?
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